Padre riposa

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Nell’alea triste
che completa il giro
di vita e morte
il giogo ameno
sorvola lidi di almi eletti,
cotesta pizzi, fiori e merletti.
La nebulosa s’è già sfaldata,
nell’ampio raggio riflette ancora,
gioia e dolore, e me invola.
Padre, riposa e placa il tormento;
t’è dato sonno, e l’eterno amore,
gli albori grandi dell’infinito,
la luce pura d’ogni giudizio.

Per te prego Iddio

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Tra scintilla e fiamma che danzano
scoppietta il fuoco in allegria.
Fumo gioca a pitturar pareti
legno si ingegna a trasformarsi in cenere.
Guardalo il tuo volto pien di tristezza;
immersa in abissali spazi,
piccola sono di fronte al tuo dolore,
senza potere alcuno per riposarti il cuore.
Per te prego Iddio di concederti tregua
e darti giusta via.

L’eco

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Risplende il sole nel cielo
trascorre la vita danzando
musica lieve,
al rintocco della campana
l’ora scocca,
e tu silente
con occhi vitrei
guardi passare il tempo.
Sordo rimane
il richiamo e l’eco,
rimbomba nella valle
l’assordante frastuono,
di pensieri,
spezzati e poi spenti
Anche oggi
è passato il momento
e tu non mi conosci ancora!

Eco d’amore

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Eco d’amore
nel dolce vibrar del sonno
che nel recepire fonde
l’anima con l’anima.

Mi parli di fede, perché?

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Mi parli di fede, perché?
quanto tu per primo la calpesti;
mi parli d’amicizia tu che non conosci
stretta di mano;
racconti di quel ch’è bene fare
e poi fai tutto all’incontrario;
fai credere d’essere ricco,
e non conosci il volto della verità
perché dunque dovrei ascoltarti?

Madre tu sola

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Madre tu sola pulisci
le mani del figlio
che sin dall’inizio
di vita
ti vede ti guarda ti ascolta
Madre tu sola puoi fare di
un essere un uomo;
che morte non porti,
che dolore non lasci,
che male non semini.
Madre cosa fai tu
per quel figlio che nasce?

Fatica del vivere quotidiano

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Alla sera
dopo la lunga giornata
che di fatiche
incolla la veste addosso
e mista a sudore
forma colla
afferra e stringe
potente morsa
anima e corpo.
Le stanche membra
nel dolore unite
sonno invocano
per insieme a lui
dimenticar
del vivere
ogni tristezza.

Come pietra in equilibrio

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Dammi la mano;
ti sarà più facile
evitare il salto
nel buio della notte.
Lo so che è muto il
dolore vero, è asciutto
come crosta screpolata,
è duro come acciaio temprato,
è stabile come pietra in equilibrio
è duraturo come il tempo all’infinito.
Non ti posso dire il mio dolore,
non ti posso dire le mie lacrime,
non ti posso dire la mia morte,
posso solo guardarti negli occhi
e porgerti la mano.

Ti prendo per mano

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Il tuo Urlo lacerante
m’ha spezzato il cuore.
Non posso lasciar così
la tua sofferenza,
non voglio lenire
in modo sbagliato
la tua ferita,
non posso ascoltare
ancora parole di pianto,
voglio vederti sorridere sempre.
Possa il tuo cuscino esser fatto di gioia,
e al calar della notte
la quiete plachi la tua anima
e ad ogni spuntar del sole
al tuo respiro
ti prendo per mano.